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Matteo Salvini, il ministro al Bar e la paura liquida

Salvini-625x350di Walter Alberio - Può Matteo Salvini essere in perenne campagna elettorale, all'opposizione, in maggioranza, al governo? Può un leader politico nazionalizzare un partito cancellando la parola "Nord" dal simbolo e conquistare consensi al Sud? Può un ministro dell'interno esprimere dei concetti come se si trovasse al bar Mario? La risposta a queste domande, probabilmente, è sì.

La strategia comunicativa di Salvini è quella di un conservatore, reazionario, di un politico a dir poco abile (dal 4% al 40% in 6 anni) che vive ai tempi dei social, attraverso i quali commenta ogni genere di notizia: dal Milan ai fatti di cronaca, chiedendo giustizia e pene severissime. Le sue parole sono semplici ed efficaci, i suoi riferimenti pop e popolari (croci, santini e rosari), il suo atteggiamento "spregiudicato" per azioni sempre nuove fondate sulla paura, questa angoscia insita nell'intera società occidentale che qualcosa di orribile possa accadere, che ci sia qualcuno pronto a toglierci tutto quello che abbiamo accumulato o potremmo accumulare. Oggi i leader politici, nel mondo, puntano tutto sulla paura.

All in. Un capitale liquido lo definisce Bauman. Un capitale "pronto per ogni genere di investimento" che "può essere – ed è – trasformato in qualsiasi genere di profitto, commerciale o politico". Siamo "la generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana", ma "anche la generazione afflitta come nessun'altra da sensazioni di insicurezza". C'è sempre un nemico da indicare e di solito è sempre quello sbagliato.

C'è quindi sempre qualcuno più a Sud di te, sostanzialmente più povero, più "pericoloso", "più diverso" che va fermato. Poi, c'è l'establishment, i "detentori e sostenitori dell'ordine costituito" contro cui profondere ogni sforzo per rompere gli argini e ri-trasformare tutto. Sono la pietra di paragone utilizzata dai cosiddetti "populisti" che misurano e mostrano la distanza che c'è tra l'establishment e il popolo. Da "destra e sinistra" a "sopra e sotto".

Non deve sorprendere, quindi, il tour estivo nelle spiagge e nelle località balneari di Salvini, perché è lì che si trovano "gli italiani", è lì - in luoghi dove tutto appare meno serio, più leggero e anche un po' più grottesco - che può sventolare la richiesta di ricevere "pieni poteri" in una Repubblica parlamentare, cercare lo stretto contatto con i suoi elettori o potenziali elettori a caccia di selfie e rassicurazioni, anche se quel "contatto" non sempre è benevolo con il leader leghista. Il vicepremier è stato sì acclamato dai suoi (non pochi) sostenitori calabresi, ma anche contestato nel suo tour di ieri a Isola Capo Rizzuto e Soverato, con centinaia di persone pronte ad accusarlo, tra le altre cose, di essere a capo di un partito che in passato ha "discriminato il Mezzogiorno" e di aver "tradito il contratto di governo", aprendo la crisi nell'esecutivo gialloverde.

Ma a fare la differenza, come sempre, sono le urne; e i risultati elettorali delle recenti Europee parlano di una Lega al 22% circa in Calabria e destinata a crescere nei sondaggi in una terra spesso avvilita da una classe dirigente inadeguata, di un partito e di un leader politico capace di fare breccia in Comuni come Rosarno, San Ferdinando e Riace. Perché liquido è l'elettorato, che cambia idea da un giorno all'altro, liquida è la paura in questi tempi liquidi.

"Mario sputa e tira fuori i conti del bar".