Ergastolo ostativo, la Corte di Strasburgo dà ragione al boss della ‘ndrangheta Marcello Viola. Il ministro Bonafede: “Faremo valere le ragioni del governo italiano”

bonafede alfonso ministroL'Italia deve riformare la legge sull'ergastolo ostativo, che impedisce al condannato per determinati gravi reati di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo, rifiutando la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal Governo italiano dopo la condanna - ora definitiva - emessa il 13 giugno sul caso di Marcello Viola, in carcere per associazione mafiosa, omicidio e altri reati. L'uomo si è finora rifiutato di collaborare con la giustizia e gli sono stati quindi rifiutati due permessi premio e la libertà condizionale. In quella sentenza, la Corte ha stabilito che la legge viola il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti.

La reazione del ministro della Giustizia italiano. "Non condividiamo nella maniera più assoluta questa decisione e faremo valere le ragioni del governo italiano e di una scelta che lo Stato ha fatto tanti anni fa: una persona può accedere ai benefici a condizione che collabori con la giustizia", ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Chi è Marcello Viola. Quattro ergastoli pendono sulle sue spalle, con diversi anni trascorsi in regime di 41bis. Due lauree, una in biologia e una in medicina e chirurgia, ottenute durante i circa venti anni di carcere scontati fino ad oggi. Marcello Viola e' il boss della 'ndrangheta che ha portato la Grand Chamber della Corte Europea dei Diritti Umani a respingere il ricorso presentato dall'Italia contro la sentenza del 13 giugno 2019 relativa all'Ergastolo ostativo, il carcere a vita che non prevede benefici ne' sconti di pena, applicato in Italia per reati gravissimi come l'associazione mafiosa o il terrorismo. Sessanta anni, fino al giugno scorso Viola era detenuto nel carcere di Sulmona e tra il 2000 e il 2006 e' stato sottoposto al regime del 41bis, interrotto nel 2006 dopo un ricorso del boss. Sarebbe lui, secondo gli inquirenti, il capo indiscusso dell'omonima cosca, finito in carcere, tra l'altro, per una serie di omicidi, occultamento di cadavere e sequestro di persona. Secondo le sentenze di condanna, Viola e' uno dei principali protagonisti della faida di Taurianova che vide scontrarsi le famiglie di 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro negli anni Novanta. Tra i fatti contestati a Viola c'e' anche il "Venerdi' nero di Taurianova", legato a quattro omicidi avvenuti in una sola giornata, il 3 maggio 1991. Una giornata drammatica nella guerra di 'ndrangheta, in cui i killer utilizzarono la testa di una delle vittime, Giuseppe Grimaldi, per un vero e proprio tiro a segno nella piazza del paese. Una furia incontenibile che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe spinto la banda guidata da Viola a rapire persino il figlio di Grimaldi subito dopo l'omicidio. Una ferocia inaudita che e' costata la condanna di Viola ma che, con la sentenza della Grand Chamber della Corte Europea dei Diritti Umani, potrebbe arrivare a modificare l'intero impianto dell'Ergastolo ostativo che fino ad oggi ha segnato uno dei punti di forza dell'ordinamento antimafia italiano.

"Andremo ora davanti al Tribunale di Sorveglianza dell'Aquila, per veder eseguire questa sentenza, che riguarda l'applicazione della misura individuale". Lo ha affermato l'avvocata veronese Antonella Mascia, interpellata dall'ANSA sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo relativa alla detenzione in ergastolo ostativo di Marcello Viola, detenuto nel carcere di Sulmona. Sul regime di detenzione senza benefici, previsto dall'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario italiano, "la Corte ha stabilito - ha precisato Mascia - che questa misura 'strutturale' del sistema impedisce al giudice di valutare la possibilita' di cambiare il suo regime individuale di detenzione, per cui auspica una riforma legislativa". La legale ha ricordato in particolare la proposta della commissione presieduta dal professor Francesco Palazzo, "che era validissima, e su questa il parlamento potrebbe legiferare", e ha quindi sottolineato che "anche la Corte Costituzionale ha all'attenzione diversi ricorsi sul 41 bis".